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L’errata indicazione del TAEG determina la nullità della clausola interessi

Con sentenza n.156 del 13.02.2018 il Tribunale di Trapani afferma il principio secondo cui l’errata indicazione del TAEG/ISC determina la nullità della clausola interessi.

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Con sentenza n.156 del 13.02.2018, il Tribunale di Trapani ha sposato il principio, accolto da una parte della giurisprudenza, secondo cui l’errata indicazione, in contratto, del valore assunto dal TAEG (parametro anche noto con il termine “indicatore sintetico di costo”), concretandosi nella mancata rappresentazione - al cliente - della reale onerosità del finanziamento, determina la nullità della clausola interessi ex art.117, comma sesto (seconda parte), TUB. Da ciò discenderebbe la necessità di rielaborare il rapporto ai tassi bot sì come statuito dal quarto comma del medesimo art.117 TUB.

Sul punto, il magistrato si è detto “a conoscenza dell’esistenza di un diverso orientamento, recentemente espressosi in senso contrario, sulla base della considerazione per cui la violazione dell’obbligo pubblicitario perpetrata dalla Banca mediante l’erronea quantificazione dell’ISC non sarebbe suscettibile di determinare alcuna invalidità del contratto di mutuo (né della clausola relativa agli interessi), potendosi configurarsi unicamente come illecito, in quanto tale, fonte di responsabilità contrattuale della Banca (Tribunale di Milano 26 ottobre 2017, n.10832)”.

Tuttavia, secondo il giudice “il nesso esistente tra omessa o in veritiera indicazione delle condizioni economiche dell’operazione finanziaria e nullità della relativa clausola è indubbiamente tracciato dal comma 6 dell’art.117, risultando l’interpretazione contraria frutto di una forzatura interpretativa, che mal si concilia con la lettera della legge”.

Pur senza assumere posizione sulla fondatezza dell’una o dell’altra tesi, trattandosi di questioni dal profilo squisitamente giuridico, non può che osservarsi che il TAEG/ISC, proprio in quanto indicatore sintetico ed onnicomprensivo di qualsiasi onere contrattualmente posto a carico del mutuatario, rappresenta il tasso da questi preso in considerazione onde valutare la convenienza/sostenibilità dell’indebitamento. La sua errata indicazione, quindi, non può aprioristicamente ritenersi irrilevante alla fine della formazione del consenso necessario per il perfezionamento del negozio giuridico. Peraltro, neppure sembra ragionevole imputare al mutuatario l’onere di provare che se fosse stato a conoscenza della reale onerosità del finanziamento non si sarebbe indebitato (o comunque non con quella banca), trattandosi – in buona sostanza – di una “prova diabolica”.

Parimenti indubbia, peraltro, è la natura pretestuosa che assume in taluni casi l’eccezione avente ad oggetto l’errata indicazione dell’ISC, atteso che – non di rado – la reale misura dell’ISC del rapporto è superiore al valore indicato in contratto di pochi decimali (se non addirittura centesimi) di punto percentuale.

Generalmente, la differenza tra la reale misura del TAEG e quella rappresentata al cliente diventa più significativa se nel computo del prefato indicatore si ricomprendono gli oneri assicurativi sostenuti dal mutuatario. La questione concernente la rilevanza o meno degli oneri assicurativi ai fini del calcolo del TAEG/ISC è, come noto, assai dibattuta in giurisprudenza. Sul punto il Tribunale di Trapani, richiamando alcune pronunce – anche di legittimità – ha sposato il principio secondo cui, a prescindere dalla formale qualificazione del prodotto assicurativo come facoltativo, gli oneri assicurativi sono da ricomprendere nel TAEG allorquando vi sia “un forte collegamento negoziale tra i contratti” di finanziamento e assicurativo; collegamento presumibile sulla base di alcuni elementi quali la contestualità di sottoscrizione, la denominazione del prodotto assicurativo, la presenza di una precompilata indicazione del nome della banca sul contratto assicurativo.

Il magistrato siciliano non ha omesso di osservare che, secondo parte della giurisprudenza, la necessità di includere le polizze assicurative nel computo del TAEG discende dalla formulazione del comma  quarto dell’art.117 TUB, secondo cui il contratto deve riportare “ogni altro prezzo e condizione praticati”. Alcuna rilevanza, peraltro, assumerebbero le istruzioni della Banca d’Italia sulla modalità di calcolo del TAEG e, soprattutto, sugli oneri da ricomprendervi, atteso che la Banca d’Italia è stata chiamata a fornire indicazioni per il computo del TEG e non del TAEG.

In sintesi, secondo il Tribunale di Trapani “sarebbe del tutto arbitrario ritenere che il prezzo dei contratti assicurativi, obbligatori, o comunque funzionalmente collegati alla concessione del credito, possano essere espunti dal calcolo del TAEG”.

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