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La Cassazione si esprime su importanti principi in tema di contenzioso bancario

Con sentenza numero 9140 del 19.05.2020, la prima sezione civile della Corte di Cassazione ha statuito alcuni importanti principi in tema di contenzioso bancario.

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Con sentenza numero 9140 del 19.05.2020, la prima sezione civile della Corte di Cassazione ha statuito alcuni importanti principi in tema di contenzioso bancario. 

 In primo luogo, il Supremo Collegio ha stabilito che la produzione non integrale degli estratti conto non è preclusiva al compimento degli accertamenti tecnici eventualmente necessari per la ricostruzione del rapporto. In particolare, “per far fronte alla necessità di elaborazione di dati completi, detto giudice ben può avvalersi di un consulente d’ufficio, essendo sicuramente consentito svolgere  un accertamento tecnico contabile al fine di rideterminare il saldo del conto in base a quanto comunque emergente dai documenti prodotti in giudizio”.

La Corte, inoltre, sebbene con motivazioni in parte diverse, ha riespresso un principio già sancito (cfr. sentenza n.26779 del 21.10.2019 emessa dalla stessa sezione della Corte di Cassazione), ribadendo che per i contratti in corso alla data di entrata in vigore della delibera CICR del 9 febbraio 2000 il passaggio al regime di capitalizzazione reciproca avrebbe richiesto necessariamente una nuova pattuizione.

 I giudici ermellini hanno anche chiarito che sono da intendersi interamente illegittime – e quindi da azzerare – le competenze addebitate sul conto corrente con riguardo a rapporti allo stesso collegati ma per i quali è stata accertata la nullità contrattuale.

 La pronuncia, inoltre, va segnalata anche per quanto sancito in termini di prodotti derivati. Il Supremo Collegio, difatti, ha chiarito che quandanche il cliente assuma lo status di “operatore qualificato”, la banca non potrebbe ritenersi esonerata dall’obbligo di fornire una chiara e completa informazione sui derivati proposti alla controparte, obbligo discendente dall’applicazione dell’art.26 regolamento Consob n.11522/1998 che prevede, alla lettera e), l’obbligo per l’intermediario di acquisire “una conoscenza degli strumenti finanziari, dei servizi nonché dei prodotti diversi dei servizi di investimento, propri o di terzi, da essi stessi offerti, adeguata al tipo di prestazione da fornire”.

 Ancora in tema di conti correnti, la Corte ha chiarito che deve ritenersi come non apposta la sottoscrizione – ex art.1341 c.c. – per accettazione delle clausole vessatorie in caso di “richiamo cumulativo a clausole vessatorie …… se questo si esaurisca nella mera indicazione del numero e non anche, benché sommariamente, del loro contenuto”.

In ultimo, la Cassazione ha chiarito, in tema di prescrizione del diritto di ripetizione, che grava sul correntista l’onere di provare l’esistenza di un’apertura di credito che possa far considerare ripristinatorie – e non solutorie – le rimesse annotate in conto. Sul punto la Suprema Corte, in difformità da quanto statuito con sentenza n.4518 del 26.02.2014, ritiene che “non è del resto corretto ritenere che i versamenti eseguiti sul conto corrente abbiamo normalmente funzione ripristinatoria della provvista: all’opposto, se il conto non è collegato a un’apertura di credito (che, si è visto, compete al correntista provare), le rimesse eseguite in presenza di un passivo del conto sono da riferirsi a un conto scoperto e risultano, per ciò solo, solutorie”.

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