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Ulteriore sentenza sull'invalidità del regime composto nei mutui alla francese

Con sentenza n.412 del 5 dicembre 2019, la Corte d'Appello di Campobasso, chiamata ad esprimersi su un contratto di mutuo, ha affermato alcuni importanti principi.

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In primo luogo, per quanto concerne le verifiche antiusura, la Corte territoriale ha ritenuto non necessaria la produzione dei decreti ministeriali ex legge n.108/1996 ad opera della parte che eccepisce il superamento delle soglie di usura, trattandosi di “documentazione pubblica”.

Inoltre, il Collegio ha giudicato illegittimo il criterio di rimborso del prestito atteso che “nel piano di ammortamento allegato viene applicato in maniera del tutto inaspettata, quanto illegittima, il c.d. ammortamento "alla francese": ossia un metodo che comporta la restituzione degli interessi con una proporzione più elevata, in quanto contiene una formula di matematica attuariale, giusta la quale l'interesse applicato è quello composto e non già quello semplice (previsto dall'art.821, comma terzo, c.c.). Ora, se da un lato il creditore può scegliere di imputare il rimborso prima agli interessi che al capitale, o proporzionalmente ad entrambi o, ancora, al solo capitale, dall'altro lato lo stesso creditore, nel momento in cui viene convenuto il tasso contrattuale, deve tenere conto dell'incidenza sui costi che comporta la modalità prescelta per il rimborso e sul tasso, che deve restare sempre pari a quello contrattualmente convenuto. Il diritto stabilito per il creditore dall'art. 1194 c.c., rispetto all'imputazione del rimborso del credito, non può divenire un diritto di incrementare surrettiziamente il tasso (pattuito ai sensi dell'art.1284 c.c.), gli interessi e la remunerazione del capitale prestato. Il tasso nominale di interesse pattuito letteralmente nel contratto non si può maggiorare con il piano di ammortamento, né si può mascherare tale artificioso incremento nel piano di ammortamento, poiché il calcolo dell'interesse, nel piano di ammortamento, deve essere trasparente ed eseguito secondo le regole matematiche dell'interesse semplice”. In sintesi, la Corte ha accertato che “è stato applicato un Tasso Effettivo diverso e superiore rispetto a quello convenuto nella parte letterale del medesimo contratto”.

Accertata l’esistenza del richiamato profilo di nullità del contratto, la Corte d’Appello ha ritenuto che il piano di ammortamento del rapporto andasse rielaborato facendo applicazione del saggio legale ex art.1284, terzo comma, “per effetto dell’indeterminatezza nella applicazione del tasso di interesse concordato nel contratto di mutuo”.

In ultimo, la Corte ha ritenuto che il termine prescrizionale, nell’ambito di un rapporto di mutuo, decorra unicamente dall’estinzione del rapporto e non dal versamento di ciascuna rata, giudicando inapplicabile, alla fattispecie in esame, il principio espresso dalla Corte di Cassazione SS.UU. - con riguardo ai rapporti di conto corrente - con sentenza n.24418/2010.

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